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E domani, per salvare l’oggi, dobbiamo cambiare il ieri!

Terra, anno X nel futuro. Ormai è guerra totale tra umani integralisti e mutanti. A farne le spese, però, sono soprattutto tutte le persone che appoggiano un’idea di vita e di integrazione e che vedono il gene mutageno come la normale e naturale evoluzione dell’essere umano. In un mondo devastato una luce, seppur fievole, di speranza tentano di portarla un gruppo di super umani che combattono per la loro libertà, la loro sopravvivenza e, forse, il destino di tutti.

Ma agire oggi sarebbe del tutto inutile; le nuove armi in mano agli eserciti si sono talmente evolute da poter adattarsi e contrastare ogni potere mutante esiste. L’unica via d’uscita, l’unica chance per vincere una guerra ormai persa è cambiare il passato per poter scrivere un futuro diverso. E chi se non Logan “Wolverine” risulta più adatto ad un viaggio di simile portata…

 

Un domani radioso…

Il titolo del film lo spiega abbastanza chiaramente: il tema principale è la modifica del passato per un cambio nel futuro. Già trattato da tantissimi film di fantascienza, tanto caro alla saga Star Trek e a tutte le leggi che mai devono essere violate, pietra miliare e centro di pellicole storiche come “Ritorno al Futuro”, i viaggi nel tempo sono un’idea che attrae l’essere umano da generazioni! L’idea di poter viaggiare letteralmente nel passato per essere testimoni oculari di eventi che hanno modellato la storia o  la ricerca della “verità” per scoprire come realmente si sono svolti alcuni punti fermi del nostro passato è sempre stata fonte di ispirazione per opere letterarie e visive ma, a differenza della quasi totalità di queste, il nuovo film degli X-Men sfrutta questa idea proprio per poter modificare radicalmente il futuro, con tutte le conseguenze del caso.

Ma perché un cambiamento nel passato, anche minimo, potrebbe influenzare il futuro? Teorie ce ne sono milioni, ogni scienziato, scrittore, libero pensatore ha la propria idea su cosa potrebbero comportare modifiche al passato, dal cambiamento totale della storia come noi oggi la conosciamo alla creazioni di infiniti diversi universi paralleli che vivrebbero indipendenti le loro ramificazioni storiche, fino a teorie per cui le variazioni di eventi portanti della storia sarebbero impossibili perché inevitabilmente il fato o la storia stessa riuscirebbero a sistemarla per non avere futuri diversi da quello già scritto. Teorie purtroppo, solo teorie, almeno fino a che qualcuno non inventi la “macchina del tempo” ed abbia il coraggio e la responsabilità di provare dei cambiamenti che potrebbero migliorarci… o annientarci tutti.

 

Gli Uomini X allo stato dell’arte!

Per la recensione è stato visionato il BluRay 3D edito dalla 20th Century Fox. Nulla è lasciato al caso: dettagli video di altissimo livello, come ci si aspetta da una pellicola così recente, e un comparto audio sempre di grande impatto che, anche se latitante (come sempre) di una reale traccia HD (sempre invece disponibile in caso di visione in lingua originale) il DTS funziona ancora a meraviglia se ascoltato con un buona impianto sonoro.

Nel film troveremo per la prima volta l’unione del team classico degli X-men, in particolare l’ormai onnipresente Wolverine, e quello del, secondo me ottimo, film prequel che fu X-men: L’Inizio; ritroveremo quindi le versioni giovani di molti mutanti famosi e alcune interessantissime novità. Il ritmo e la trama del film infine vi terranno incollati allo schermo per tutta la durata del film concedendovi solo rarissimi e brevi momenti di calma apparente nel mezzo di un’azione continua e forsennata già dalle prime scene.

Senza entrare troppo nel dettaglio, e per non dilungarmi ulteriormente, il film è condito della ormai consona sequela di effetti speciali di altissimo livello tra cui vorrei segnalare la famosa “scena della cucina” creata in maniera davvero magistrale e che vi lascerà davvero a bocca aperta.

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Al largo dei bastioni di Orione

Il futuro della terra è segnato e con lui ogni forma di vita.
A seguito dei forti cambiamenti climatici le colture sono andate verso un lenta morte portandosi dietro anche l’uomo, a cui rimane l’unica soluzione possibile: trovare un nuovo pianeta abitabile.
Una risorta e clandestina agenzia spaziale, la Nasa, scopre un “warmhole” – un tunnel spazio temporale che potrebbe portare una nave spaziale in luoghi talmente remoti in cui potrebbero trovarsi pianeti adatti alla vita – e così invia una spedizione di scienziati con la speranza che questa ipotesi possa rivelarsi corretta.


Le correnti del Cyberspazio

Interstellar? Un film di serie B. Almeno, questo è quello che spesso risuona nelle correnti dello spazio… ehm, volevo dire “cyber” spazio.
Ora tutti hanno ben presente i precedenti lavori di Christopher Nolan di cui è regista e sceneggiatore, fra i quali il capolavoro de “Il Cavaliere Oscuro”; tutti si aspetterebbero un Interstellar all’altezza di tali film, invece potrebbero avere qualche amara sorpresa.
Il film contiene innumerevoli errori tecnici da far storcere il naso anche ai fan più fedeli del noto regista. Si va da errori di tipo tecnico a quelli di natura scientifica in campo astronomico; insomma, una pellicola che col noto regista e un cast “stellare” doveva essere un colossal per come è stata presentata, si rivela un mega flop a causa di certe leggerezza nel considerare la plausibilità di ciò che viene mostrato.


Plausibilità o Fantascienza?

Capisco bene come si possano sentire i fan più accaniti della fantascienza, trovandosi davanti uno scempio di tali proporzioni, dopo un’attesa che ha creato una quantità di Hype inimmaginabile, ma credo che sia un enorme errore pensarla in questo modo. Interstellar non è un film di serie B e non ha nulla da invidiare rispetto ad altro che negli anni si è visto.
Come citato poco sopra, Interstellar è stato considerato un film poco plausibile a causa di alcune scene in cui la fisica risultava poco veritiera, sono state derise certe scelte di come si è presentato l’ente spaziale della Nasa; insomma, una chermesse di nefandezze da far gridare al disastro. Ma tutte queste persone hanno pensato bene a quei film che da anni considerano le basi della loro crociata fantascientifica e di quali implausibili dettagli tecnici contengano? Un film di fantascienza non deve essere un documentario di come funziona la teoria della relatività, perché altrimenti verrebbe meno alle proprie origini di “fanta”-“scientifico”. Dubito che durante la visione di un film fantasy, come “Il signore degli anelli”, ci si chieda quanto possano essere plausibili Sauron, gli anelli magici, i draghi e gli Hobbit.

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Specchio, specchio delle mie brame…

Può il Male esistere e risiedere in uno specchio antico? A quanto pare sì e a ben vedere il “male” ci sa anche fare. La storia ha origine nel suo epilogo più triste; un fratello e una sorella, Tim e Kaylie, toccati e turbati da un terribile evento del loro passato, finalmente si ricongiungono nel giorno in cui Tim compie i suoi 21 anni e viene rilasciato dall’ospedale psichiatrico in cui era rinchiuso dall’età di 10 anni. Lui ormai pensa di aver superato i terribili fatti di quella notte, ma Kaylie, che invece ha dovuto cavarsela da sola in tutto questo tempo, ha invece un secondo obbiettivo per il quale ha poco tempo e la necessità dell’aiuto di Tim. Il piano è semplice: estirpare il male dallo specchio, per sempre.

 

…chi è la più malvagia di tutto il reame ?

Oculus può rientrare di diritto nell’ormai classico filone di film horror americani fatti e pieni di situazioni già viste e malvagi che ormai mettono meno paura di un clown trovato a bordo strada di notte (ok questo fa davvero paura…). Una casa, uno specchio maledetto, la voglia di vendetta per come ha ridotto la famiglia, elementi che ricordano film del passato come Amityville o uno qualsiasi con una casa infestata qualunque, ma Oculus riesce contro ogni previsione a inserire qualche piccolo elemento d’inventiva che, anche non facendo quello per cui è stato progettato, ossia fare paura, vi terrà ad ogni modo incollati allo schermo per tutta la durata del film grazie ad un ritmo ed a cambi di situazioni repentine che tendono a mantenere alta l’attenzione su ciò che avviene nella storia e, soprattutto, ai particolari che “cambiano”.

Il trailer, in questo caso, è infatti molto fuorviante. Sin dalla prima visione pensavo che, in qualche modo, lo specchio fosse un portale dimensionale o comunque che i protagonisti avrebbero dovuto fare i conti direttamente con il proprio passato. Una parte c’è, e in alcuni frangenti è davvero ben strutturata, la parte dimensionale invece è stata frutto di una errata interpretazione del trailer, ma meglio così. Dico “meglio” perché la storia è in questa maniera molto più “reale”, il fattore temporale è presente ma è anche parte dell’agire dell’entità malefica.

Passando al lato tecnico del Bluray visionato il video si dimostra essere sempre di alta qualità come ci si aspetta di una pellicola così recente. Le parti molto scure o quasi completamente buie sono anch’esse compresse in maniera impeccabile e solo in un paio di occasioni si sono notati artefizzi dovuti alla difficile compressione. Il comparto audio regala invece la vera essenza dell’orrore della pellicola. Più volte a causa del repentino cambio di volume salterete sulla poltrona cercando di capire se avete o no ancora il battito cardiaco. Soprattutto se ascoltato con un buon impianto sonoro (e con un sub tarato come si deve) Oculus regalerà emozioni. Da ascoltare ad ogni costo.

Per il resto troviamo gli ormai banalissimi classici extra come i trailer, alcune scene eliminate e poco altro.

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Tutti conoscono Hansel e Gretel, la fiaba ideata e scritta dai fratelli Grimm che racconta come un taglialegna abbandoni i due figli nel bosco perché non in grado di poterli sfamare, e poi fatti prigionieri da una strega mangia bambini con lo stratagemma di attirarli in una casa di marzapane.
Questo film non racconta la fiaba, ma bensì ciò che è avvenuto in seguito, cioè come sono diventati affascinanti eroi ammazza streghe. Un film d’azione in puro stile Van Helsing e caccia ai non umani, che si suddividono
però in buoni e cattivi, perché non tutte le streghe sono malvage, non tutti gli orchi sono violenti e non tutta la magia è nera e oscura.
Considerando che i più giovani non abbiamo mai letto (spero almeno guardato le vignette di un fumetto) la fiaba di Hansel e Gretel, il film può essere seguito indipendentemente, perché nella pellicola è presente comunque una introduzione che spiega ciò che i due fratellini hanno passato dopo essere stati abbandonati nella foresta.
La trama segue esplicitamente i due protagonisti, lasciando un po’ a margine ciò che le loro nemiche streghe (tra cui la sempre bellissima Famke Janssen, una delle migliori bond girl degli ultimi anni) stanno tramando. Forse nel film manca un poco di ciò che per le streghe è stato il vero nemico in quegli anni, la prepotente e subdola inquisizione.
Il film scorre in modo piacevole, l’azione non è delle più entusiasmanti ma sufficiente per dare al film un minimo di godibilità. Inoltre, la presenza di un guerriero dai tratti femminili (Hansel) interpretata dalla bellissima Gemma Arterton, genera un pizzicodi fascino in più per il pubblico maschile; anche se Gretel, interpretato da Jeremy Renner (Occhio di Falco nel film The Avengers), non è da meno per il pubblico femminile.
Non si può dire che sia un capolavoro, la trama semplice e sbrigativa tolgono al film parecchi punti. Anche la fotografia non è eccezionale, le ambientazioni sono piuttosto semplice e prive di personalità, ma tutto sommato ci sono film di genere che sono di gran lunga più improbabili.
Un film per passare un’ora e mezza senza pensieri e senza troppe domande.

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Tanto tempo fa in una terra lontana lontana…

Giappone feudale, un’isola misteriosa chiusa agli occhi degli estranei e ricolma di leggende, demoni, streghe e animali mitologici. L’intero paese è sotto la guida dello Shogun che ha diviso e concesso ad alcuni daimyo meritevoli di comandare e gestire i suoi tanti feudi. Ad Ako il signore è Asano, persona giusta e carismatica che governa con polso severo ma sempre giusto. E’ lui che un giorno salva la vita di Kai, ragazzo dalle origini sconosciute rinvenuto privo di sensi nel letto di un piccolo ruscello, ma non si tratta di un umano “normale” ed i segni sulla sua testa lo faranno vedere agli occhi di tutti come un mezzosangue o peggio un demone.

Asano vede però in lui altro, qualcosa di più grande a cui egli è destinato e decide di concedergli la vita e portarlo con se ad Aku.

Così parte 47 Ronin, un film che parla di amore, di demoni, di magia ma soprattutto di vendetta ed onore, due delle principali virtù di un popolo orgoglioso come quello Giapponese.

 

Il rispetto per il proprio signore prima di tutto

47 Ronin è un bel film per chi lo saprà apprezzare anche nei suoi lati meno canonici. Chi si aspetta un film d’azione o una versione semi orientale di “300” ne rimarrà sicuramente deluso. Il film è lento, soprattutto nella prima parte dove la storia deve essere spiegata e fatta partire. Potrebbe sembrare un punto a sfavore, invece è un punto di forza per chi ha un minimo seguito pellicole giapponesi sul Giappone feudale e conosce quanto il ritmo delle stesse solitamente sia lento e pacato con picchi improvvisi di azione e violenza. La pellicola Hollywoodiana prende una parte di questa scelta stilistica e la ripropone in una versione “light” che comunque farà sembrare il film molto più “lento” di altri di genere simile.

La scelta la interpreto come un omaggio al genere dei Samurai tanto caro alle pellicole Giapponesi, ma la leggo anche come un modo di riproporre il tempo lento e tranquillo con cui il periodo storico faceva trascorrere le giornate della popolazione nipponica intervallate da veri e propri picchi di violenza dettati dai feudi quasi perennemente in guerra tra loro.

Ho trovato ben realizzata anche la riproposizione dell’onore e della riverenza tipici anche oggi, anche se in modi ovviamente diversi, del popolo giapponese. Il signore, i samurai, i superiori in generale godono di un rispetto assoluto che arriva ai limiti della sudditanza ma che rispecchia fedelmente ciò che avveniva realmente all’epoca. Sono stato davvero sorpreso di vedere sempre scene coerenti con la linea di pensiero orientale senza “americanate” tipiche che ci si sarebbe potuto aspettare.

Dal lato tecnico (il film visionato al cinema non era in 3D purtroppo) ci troviamo di fronte ad un film su cui sono stati investiti fondi per ricreare effetti speciali davvero ben realizzati ma sempre in armonia con il tempo storico in cui il film è stato girato e rispettando i canoni architettonici tipici di un Giappone del 1700, partendo dalle costruzioni dei villaggi feudali fino ai costumi tipici del periodo, un lavoro di ricerca davvero ben fatto. Dal fronte sonoro troviamo i soliti effetti sonori tipici del genere con campionature di spade che sfrigolano, spari e musiche tipiche del tempo con predominanze di tamburi e suoni ritmici a dominare le scene d’azione. La traccia musicale principale si è dimostrata invece un mix tra le classiche musiche ormai onnipresenti in ogni film d’azione uscito e in uscita ma con un minimo di parvenza orientale che lo adatta un po’ di più al genere di pellicola a cui fa da supporto.

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Nascere per esse l’Uomo d’Acciaio !

Krypton, un mondo ormai destinato a scomparire dall’universo, un mondo letteralmente divorato dall’ingordigia e necessità di energia di un popolo una volta esploratore e conquistatore. Di quel popolo tutto ciò che rimane sono esseri viventi creati e perfezionati geneticamente da una macchina, un governo che non vede o non vuol vedere quanto la fine di tutto sia vicina e un gruppo di rivoltosi che, forse in ritardo, ma vogliono ancora lottare per il proprio mondo. Nel mezzo invece c’è una famiglia, un padre ed una madre che nel più terribile dei momenti hanno creato ciò che la natura aveva tolto loro da chissà quanto tempo: avere un figlio naturale, Kal, l’unico, ultimo barlume di speranza per non perdere del tutto la storia di un popolo morente.

Il bambino appena nato viene lanciato e salvato dalla morte in una piccola capsula spaziale che sfreccia nell’oscurità dell’universo verso un vecchio, lontano e dimenticato avamposto kryptoniano, su di un pianeta verde che ruota attorno ad una giovane stella.

Inizia così l’avventura di Kal, ultimo sopravvissuto di una stirpe millenaria destinato ad essere un super uomo in mezzo agli uomini.

 

E’ un uccello! No è un aereo!! No… è uno supereroe!

Come me immagino che molti di voi che state leggendo questa recensione siano cresciuti a pane, nutella e supereroi (oltre agli immancabili robottoni giapponesi). Tra i vari Spider-Man, Batman, X-men, Wonder Woman ecc. l’unico, vero e  autentico supereroe è per antonomasia Superman!

Indistruttibile, volante, veloce più del suono, con gli occhi laser e i raggi X… uomo d’acciaio insomma. Nato dalle matite di Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933 e reso famoso al mondo grazie ai fumetti della DC Comics Superman entra successivamente nelle case e nei cuori dei fan grazie ad una serie di film con protagonista lo sfortunato ma indimenticato Christopher Reeve che ha dato fisico e volto alle prime rappresentazioni cinematografiche dell’uomo d’acciaio. Certo, i limiti tecnici facevano lavorare più la fantasia degli spettatori che gli effetti visivi realmente presenti nel film, ma quei lungometraggi hanno creato un vasto numero di appassionati e riportato in auge un eroe vecchio stile, dai buoni propositi, dedito all’aiutare gli altri e fedele alla propria bandiera… un po’ il Capitan America della DC Comics a ben vedere.

A seguito della quadrilogia classica realizzata tra gli anni ’70 e ’80 con alterne fortune c’è stato un periodo di calma o indifferenza verso i supereroi in generale fino a quando Marvel non ha deciso di iniziare a realizzare film degni di nota dei supereroi di casa. Nascono così i lungometraggi sugli X-Men, su Spiderman fino agli ultimi Avengers, Thor e Capitan America. La DC ovviamente non poteva starsene a guardare e dopo i film su Batman di cui solo i primi due veramente indimenticabili e il resto da cancellare dalla faccia della terra ha deciso di prendere la strada più rischiosa e affascinante: rendere i suoi supereroi meno super e più umani.

A seguito di questa decisione nasce quel capolavoro di Batman Begins di Christopher Nolan nel quale ci presenta l’uomo pipistrello non più soltanto nella consueta veste di paladino della legge ma mette in risalto e costruisce il film proprio sulle sue debolezze e paure che lo rendono “super” ma più vicino a noi comuni mortali. Visto il grande successo riscosso si pensa subito a far tornare in auge un altro vecchio supereroe ormai nel limbo cinematografico da più di vent’anni, ed ecco arrivare Superman Returns, film che riprende direttamente la storia dai primi due classici con Reeve e che ha diviso critica e soprattutto fans dell’uomo d’acciaio perché, forse, mostrava troppo il lato debole, umano e fragile che un supereroe che si rispetti dovrebbe tenere più celato possibile.

Insomma la rinascita di Superman dovrà attendere altri 7 anni prima di  trovare una sua dimensione ottimale, un mix di forza, super poteri, buoni sentimenti, tragedie e chi più ne ha più ne metta, ma questa volta il risultato è un vero e proprio successo perché un Superman così non lo scorderete molto presto!

 

Acciaio puro tridimensionale!

Per la recensione è stato visionato il BluRay 3D edito dalla Warner Homevideo. Già dai menù di navigazione si nota la cura con cui è stato prodotto il disco realizzato con una grafica accattivante mixate con scene del direttamente prese dalla pellicola.

Il comparto video è eccellente! Immagini sempre chiare e bilanciate anche nei momenti più frenetici durante gli scontri, nessun calo di framerate (visionato su PS3) e una definizione e pulizia delle immagini davvero ineccepibili. Il lavoro è stato sicuramente reso più facile grazie alla “pellicola” davvero recentissima ma si nota come tutto è stato compresso ed encodato guardando alla massima qualità ottenibile. Visto in 2D è una gioia per gli occhi, ma visto in 3D il film si supera. L’uso sapiente e mai troppo intensivo o invasivo della terza dimensione rende paesaggi cittadini e campagne, astronavi e treni e più in generale tutto ciò che si presenta su schermo molto più reale e fisico. Forse in altri film il 3D è stato usato per creare delle sensazioni uniche e diverse, penso ad esempio ad Avatar, film però nato per il tridimensionale e per il quale possiamo quasi dire sia nata tale tecnologia, nel quale la terza dimensione è parte integrante dell’esperienza che la pellicola regala, in altri invece il 3D è usato esclusivamente come moda passeggera non aggiungendo nulla di veramente interessante alla visione e, a volte, disturbandola pure. Nell’Uomo d’Acciaio invece la profondità regalata da questa tecnica cinematografica regala una maggiore immersione nelle scene rendendo soprattutto quelle d’azione più vive e spettacolari portando lo spettatore quasi dentro la scena. Davvero uno spettacolo per gli occhi, da provare assolutamente.

Per quanto riguarda l’audio buone musiche d’accompagnamento assistono un comparto di effettistica speciale davvero di alto livello che avvolge chi guarda il film soprattutto se accompagnati da un buon impianto audio multicanale.

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PACIFIC RIM – ossia quando i Transformer vanno al picnic con Godzilla

Da bambino, quando mi sentivo solo, guardavo le stelle e mi chiedevo se c’era vita lassù… Evidentemente guardavo nella direzione sbagliata.”

Terra, qualche anno nel futuro. Gli alieni stanno cercando di invadere il nostro pianeta ma non arrivano dallo spazio come nel più classico film di fantascienza, ma dalle profondità marine, in un preciso punto dell’oceano Pacifico, dove una breccia spazio temporale ha collegato il nostro mondo ad uno alieno e invasore.

E l’umanità si vide per la prima volta inerme e debole di fronte al gigantesco Kaiju (letteralmente “mostro” in giapponese) apparso alle porte di San Francisco che solo giorni di battaglia utilizzando gran parte dell’arsenale bellico a disposizione fece avere la meglio a noi umani.

Pensavamo fosse un mostro venuto da chissà dove dalle profondità oceaniche, ma non ci aspettavamo fosse il primo di molti. A quel punto serviva un’arma della stessa potenza e, soprattutto, dimensione di questi indesiderati ospiti e creammo gli Jaegers (letteralmente “cacciatore”), enormi robot capaci di contrastare quei dannati mostri.

All’inizio fu un successo, le vittorie si succedevano ad altre vittorie… ma poi, un giorno, tutto cambiò.

 

Il mio Robot è più grosso del tuo!

Pacific Rim è un film stupido. vuoto e gradassone… quindi è uno splendido “monster movie” con aggiunta di robottoni giganti! Starete pensando che di sicuro qualche rotella fuori posto dovrei averla, e sicuramente è la verità, ma è altresì vero che una pellicola di questo genere ha un solo ed unico protagonista: il “godzilla” di turno! Purtroppo la storia è davvero ai minimi termini, segue una linea base senza grossi colpi di scena o chissà quale innovativa scelta narrativa ma, sinceramente, è la parte di film forse più inutile in questi casi.

Il film decolla invece dal lato visivo proponendo robottoni ultra dettagliati e plausibili (niente quindi robot trasformabili alla giapponese o alimentati da energia solare o chissà quale incredibile fonte inesauribile) e nemici mostruosamente ben realizzati, grossi, cattivi, intelligenti e in continua evoluzione tattica, insomma un nemico degno di tal nome. Artisticamente la pellicola di Del Toro è all’apice della maestosità degli effetti speciali digitali; Robot, mostri giganti, città ricreate e distrutte, paesaggi acquatici ed esplosioni di vario genere si amalgamano in modo magistrale rendendo la finzione fantascientifica quasi un vero documentario storico tanta è la perfezione con cui tutto è stato realizzato ed assemblato.

Si pensa sempre ed a sproposito che ormai con i computer si può far tutto, ma dietro ai monitor e ai mouse ci sono alcuni veri e propri artisti della grafica digitale e senza la loro passione e bravura un film potrebbe usare tutta la tecnologia esistente al mondo ma sembrare ugualmente finto e pressapochista. Pacific Rim ne è la dimostrazione risultando realistico in ogni sua parte e sempre ad alto livello realizzativo.

Dal lato sonoro, invece, le cose non sono proprio esaltanti. Tralasciando i vari effetti sonori di esplosioni, versi mostruosi e, in generale, d’ambiente nel film manca una vera e propria scelta artistica per la soundtrack. Esiste un unico tema musicale ripetuto più e più volte durante le fasi più concitate del film o in presenza di qualche scena principale ma è troppo poco e troppo ripetitiva per poter ottenere più della sufficienza. Davvero un peccato perché sarebbe potuta essere un’arma in più di questo bello e costoso progetto. Migliorerà nell’ormai sicuro sequel (o prequel?) ? Non ci resta che attendere con impazienza.

 

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Into Darkness, il secondo film della nuova saga di Star Trek, diretta dalla genialità di J.J.Abrams già autore di film come il predecessore “Star Trek: Begin” e Super 8, nonché serie TV del calibro di Lost e Fringe, si è spinto più in la di “dove l’uomo non è mai giunto prima”, realizzando qualcosa di classico ma allo stesso tempo innovativo. Sì perché Into Darkness riprende una delle trame classiche di Star Trek e la ripropone in una chiave completamente diversa causata dall’alterazione della linea temporale a seguito della trama del primo film.
Come per il predecessore, il film brulica di situazioni divertenti che si creano fra i personaggi principali, instaurando un rapporto amichevole con lo spettatore facendolo sentire parte dell’equipaggio. Il carisma di Kirk è forte, come del resto è sempre stato, ma non quanto il nemico, che a sprazzi è in grado di cambiare completamente faccia schierandosi dalla parte del bene o del male con grande semplicità. L’ amicizia con Spock è ormai consolidata,  non mancano situazioni divertenti che solo due amici in sintonia potrebbero creare. Into Darkness è un film da seguire in ogni particolare, ogni situazione potrebbe nascondere riferimenti alla Serie Tv facilmente individuabili dai fan più accaniti.

Il film riprende qualche tempo dopo la fine del primo film, dove vede l’equipaggio dell’Enterprise impegnato in una missione di salvataggio di un pianeta indigeno in cui non mancheranno le solite violazioni della prima direttiva che costeranno di nuovo il posto di capitano a Kirk. Ma solo per poco perché una nuova minaccia al pianeta Terra è in agguato, e solo lo sprezzante capitano sarà in grado di salvare la vita a diverse autorità della Federazione.
Into Darkness non è un solo film di fantascienza, ma anche di pura azione; inseguimenti e sparatorie danno più dinamicità al film.

Insomma, un film che non delude le aspettative e che si piazza nei primi posti per un divertimento assicurato, in ogni sua forma, per tutta la famiglia.

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La dura vita del “cattivo”

Esistono videogiochi che nascono, hanno il loro ciclo di popolarità e poi scompaiono dalle sale giochi a dalla memoria dei videogiocatori. Ne esistono poi alcuni che, invece, negli anni resistono, diventano storici, classici, “vintage”, che resistono al passare degli anni e delle mode.

Per Ralph Spaccatutto sono infatti passati ben trent’anni dalla sua prima distruzione di palazzi… Eh sì, Ralph infatti è il cattivo del gioco “Felix aggiusta tutto” e per trent’anni il suo unico scopo è stato quello di arrabbiarsi e distruggere tutto. Ma gli anni passano e lui si rende conto che il ruolo per cui è nato comincia a stargli stretto e decide, dentro di se, di non voler far più parte di quella schiera di malvagi nei videogiochi. Parte così la sua incredibile avventura per cambiare se stesso e, forse, chi gli stà accanto da una vita.

 

E come direbbe Q-bert  !^?””?!%$

Ralph Spaccatutto è uno di quei film per cui si parte prevenuti e si finisce per rimanerne assolutamente incantati! Lo stile grafico usato è molto simile a molti altri film di animazione Disney e Pixar, con i soliti personaggi non molto dettagliati, volutamente per sembrare più affini con i vecchi cartoni animati, disegnati e modellati in maniera un po’ rozza senza cercare a tutti i costi la realtà o la perfezione. Ma… sì c’è un “ma”, e pure grosso, perchè a differenza di altri lungometraggi animati in computer grafica chi ha lavorato dietro questo piccolo capolavoro esprime passione e amore per i videogiochi come non si vedeva da tempo! Il passaggio dalle versioni 8bit alla grafica 3D è ovviamente molto marcato, ma i particolari e la cura maniacale con i quali sono riprodotti fa rimanere realmente sbigottiti sia l’appassionato di cinema sia, come me, l’amante dei vecchi giochi arcade con i quasi io e molti della mia generazione siamo cresciuti.

Vedere personaggi del calibro di PacMan, di Tapper’s, di Ryu e Ken di Street Fighter 2 (per non parlare di Zangief che, nel suo piccolo ruolo, è davvero eccezionale) e centinaia di altri, storici protagonisti di partite e gettoni spesi in sala giochi o al bar vicino casa regala un sapore amarcord incredibile che porta a guardare il film con un’attenzione tutta particolare per cercare i vari cameo visivi ed auditivi che accompagnano soprattutto la parte iniziale del film.

La storia invece non è sicuramente una perla di sceneggiatura, ricalca molti temi cari proprio a questo genere di pellicole dove le morali, l’amore e l’amicizia sono sempre al centro di tutta la vicenda. Ad ogni modo l’ora e mezza circa di visione passa spensierata, tra varie battute e momenti divertenti alternati a meno frequenti scene più pensierose e tristi… insomma un po’ il solito clichè visto in tanti altri film Disney.

Se tecnicamente il video del BRD visionato si presenta ad alti livelli per pulizia e design con un uso saggio e mai troppo invasivo del 3D splendidamente usato nella maggiorparte delle scene, la contropartita audio si appresta anch’essa a livelli di eccellenza con ottime scelte musicali ma, soprattutto, con una serie infinita di richiami sonori a giochi che hanno davvero fatto la storia. Complimenti davvero a chi, lavorando con passione al film, ha seguito e confezionato tutti questi piccoli ma meravigliosi cameo.

 

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The dark side of the moon

1945, la seconda guerra mondiale sulla Terra è in procinto di concludersi vanificando i piani di conquista mondiale dell’impero Nazista… per ora.

2018. Il nuovo presidente degli USA decide di lanciare una nuova missione sulla luna dopo lo stop deciso dalle Nazioni Unite qualche anno prima. Il viaggio ha il compito di portare sulla superficie lunare il primo astronauta di colore, James Washington, che altro non è che un modello ed attore e guadagnare consensi e voti per le imminenti nuove elezioni. Ma forse, sotto sotto, la missione ha anche un secondo, nascosto scopo: cercare tracce di Helium-3, un gas naturale che renderebbe completamente autonoma la sussistenza energetica dell’intera nazione degli Stati Uniti. Ma la ricerca porterà a scoprire ben altro: una base Nazista di estrazione del prezioso gas in piena funzione… e non solo.

 

Ho visto un Nazista… sulla luna

Prima o poi tutti ci siamo imbattuti nel sentire storie o leggende legate ad Hitler ed ai Nazisti in generale. Alcune parlano della mania del Fhurer verso l’occulto e le arti divinatorie, dalla ricerca del santo Graal (che ha ispirato capolavori cinematografici come Indiana Jones) al desiderio della vita eterna fino a più immaginari scenari che vedrebbero l’ex dittatore e i suoi seguaci essersi appostati nel lato oscuro della luna in attesa di potersi riprendere ciò che hanno perso in guerra. Ovviamente si tratta di leggende ed Iron Sky, nella sua veste di commedia fantascientifica, ci regala un possibile scenario nel caso di un reale ritorno dell’impero Nazista sulla Terra.

Nulla di serio, chiariamolo da subito; il film è infatti una divertente commedia che prende un po’ per i fondelli le culture dell’intero globo (i rappresentanti delle Nazioni Unite sono quanto di più estremizzato si potrebbe vedere con i classici paese ultra neutrali, altri in cerca di essere sempre al centro dell’attenzione e, ovviamente, chi si crede superiore e capace/obbligato a comandare su tutti gli altri) mettendo tutte le popolazioni terrestri di fronte ad una minaccia alla quale nessuno avrebbe mai osato solo pensare.

Tecnicamente, parlando della versione BRD visionata, siamo di fronte alle ormai solite ottime codifiche che, bene o male, tutte le pellicole di ultima generazione possono offrire. Siamo anche di fronte a dei buoni effetti speciali che farebbero pensare ad un budget più alto degli effettivi 7 milioni di dollari di investimento. D’altro canto, dopo aver visto quel piccolo capolavoro italiano che è “Dark Ressurrection”, gli standard amatoriali si sono alzati molto e, di conseguenza, anche le produzioni a basso budget. Effetti audio di esplosioni e guerriglia generale fanno da contorno a un reparto musicale di buona fattura ma che, come capita ormai sempre più spesso, latita di una vera e propria colonna sonora di accompagnamento.

Da sottolienare invece la notevole reinterpretazione dell’inno nazionale Americano che fa da sfondo alle scene finali del film… da applausi!

 

E se il film fosse una visione del futuro ?

Come detto poc’anzi Iron Sky non è altro che una pellicola tra commedia e fantascienza ma, tra le righe, è possibile scorgere un messaggio diretto all’umanità tutta che rende il film un po’ meno scontato di quel che si potrebbe credere. Di sicuro non è un messaggio di speranza ne un messaggio di avvertimento a futuri pericoli. E’ invece un consiglio sul vedere come siano realmente fragili e sempre sulla lama del rasoio le alleanze e il lvoro di squadra tra nazioni con culture e tradizioni a volte radicalmente opposte.

L’uminità è una, siamo ovviamente tutti diversi ed unici, ma la Terra che ci ospita tutti dovrebbe essere una buona ragione di collaborazione per un futuro migliore assieme, ma purtroppo di mezzo ci sono sempre interessi, potere e denaro che sono sempre più forti del buon senso.

Godetevi il film quindi, divertitevi, ma cercate di scorgere questi piccoli messaggi che il film ci invia per capire appieno il bel finale del film.

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Silent Hill: Revelation 3D … la nebbia ci avvolge… di nuovo!

Heather Manson, o almeno questo è l’ennesimo nuovo nome che deve usare, è perseguitata da inquietanti, strani incubi sin dalla tenera età. Cresciuta sola dal padre adottivo che l’ha protetta per tutti questi anni da un passato oscuro, Heather non ricorda nulla della sua fanciullezza, non ricorda la nebbia, non ricorda Silent Hill.

Ma i sogni ormai assomigliano sempre più ad una realtà alla quale stà sfuggendo da troppo tempo e, prima o poi, Silent Hill la rivorrà con se, con tutte le sue forze.

 

 Dai pixel alla pellicola

Silent Hill: Revelation riprende la storia del primo, a parer mio, bellissimo film uscito ormai nel lontano 2006 e lo fa seguendo il filone creato da Konami per la storia originale dello storico videogioco. Infatti i due episodi della serie più legati tra loro come trama furono proprio il primo, impareggiabile Silent Hill ed il terzo controverso capitolo che, all’epoca, divise critica e pubblico per la svolta abbastanza brusca presa dalla narrazione.

Come successe per la prima pellicola i videogiochi della serie sono però stati presi puramente per spunto dai quale far nascere e crescere una storia diversa ma simile, che si adattasse di più ad una trasposizione cinematografica ma che, al contempo, riuscisse a trovare i favori di tutta una schiera di videogiocatori che sono un po’ cresciuti nella nebbia di Silent Hill. Esperimento riuscito? Diciamo in parte.

La prima pellicola tratta dall’omonimo gioco godette di un trattamento sicuramente più curato nei dettagli, lo si notava da piccoli particolari che solo chi lo provò all’epoca sarebbe riuscito a scovare; parlo ad esempio delle inquadrature dinamiche nei vicoli iniziali a seguire la protagonista, dettaglio tecnico che ai tempi, abituati agli angusti ma statici corridoi di Resident Evil, si dimostrarono azzeccati nell’aggiungere terrore al terrore; oppure penso alla maniacale ricostruzione della città, dei negozi, alcuni dei quali addirittura riconoscibili anche nel gioco. Insomma dettagli, dettagli che purtroppo in questa seconda pellicola latitano a comparire.

Non entrerò nei dettagli per non spoilerare nulla della storia ma sappiate che se pensavate di vedere una trasposizione buona di quello che fu Silent Hill 3, Heather a parte che è davvero perfetta nel ruolo, il film vi potrebbe deludere, almeno sotto questo aspetto.

Eh sì perché se da un lato la pellicola pecca di analogismi con la parte ludica, dall’altra ci regala una godibilissima ora e mezza di buon horror! Tutto in Revelation è creato per farvi sobbalzare dalla poltrona e, in alcuni frangenti, ci riesce anche bene.

 

Quando la nebbia sembra nebbia e la cenere sembra cenere

La versione usata per la recensione del film è il BRD 3D edito da Moviemax. Ovviamente la visione è stata fatta in 3D visto che il film è nato e pensato per questa tecnologia.

Come molti altri film “nati” in 3D anche Silent Hill ne fa un po’ abuso in alcune scene dove non se ne sentiva la necessità ma ne fa anche un uso sapiente laddove la tridimensionalità riesce ad immergerci in una cittadina avvolta dalla nebbia e con un effetto di cenere cadente davvero eccezionale. Forse il 3D più facile e d’effetto visto negli ultimi anni. La sensazione di poter quasi toccare o essere sfiorati dai fiocchi di cenere è incredibile e rende tutte le scene in esterna a Silent Hill davvero gradevoli.

L’effetto di trasformazione, comune ai fan della serie, è anch’esso riprodotto in maniera eccellente e riesce a sottolineare in maniera convincente il cambio tra realtà e incubo… se di cambio si può davvero parlare.

Ottimo anche il comparto audio con effetti ambientali ben precisi che sfruttano bene gli impianti multi cassa ormai presenti in molte case. Da sottolineare gli effetti audio nella sezione del manicomio, fateci attenzione perchè sono davvero notevoli, come notevole è anche la riproposizione del bel tema musicale ereditato dalla pellicola del 2006 che, a sua volta, fu un adattamento del tema originale del videogioco.

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